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LA RAPPRESENTATIVITA’ DEI CONTRATTI COLLETTIVI SECONDO LE ULTIME INDICAZIONI DELL’INL

L’Ispettorato Nazionale del lavoro (INL) con le circolari n. 3 del 25 gennaio 2018 e n. 7 del 6 maggio 2019, ha ripreso la tematica della rappresentatività delle organizzazioni sindacali e datorili firmatarie dei contratti collettivi, al fine di fornire agli Ispettori del Lavoro indicazioni operative utili in ordine all’attività di vigilanza presso le imprese che non applicano i contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e che possono far sorgere fenomeni di dumping retributivo.

In sede di accertamento, il personale ispettivo dovrà adottare i necessari provvedimenti tra cui:

  • la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato di contratti flessibili;
  • la revoca di agevolazioni fiscali e/o contributive di cui godono le aziende.

L’INL ha infatti precisato che, in sede di attività ispettiva, gli ispettori dovranno:

  • verificare se il CCNL applicato sia sottoscritto dalle OO.SS. dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
  • svolgere un accertamento sul merito del trattamento economico/normativo effettivamente garantito ai lavoratori e non un semplice accertamento legato ad una formale applicazione del contratto.

Pertanto, è ormai chiaro che, anche il datore di lavoro il quale corrisponde ai lavoratori dei trattamenti economici e normativi equivalenti o superiori a quelli previsti dai contratti comparativamente più rappresentativi, ha legittimamente diritto di fruire dei benefici normativi e contributivi indicati dall’art. 1, co. 1175, della L. n. 296/2006.

Resta inteso che sarà il datore di lavoro a dover dimostrare agli Ispettori che tutti i trattamenti economici e normativi applicati in azienda siano equivalenti o superiori a quelli previsti dal CCNL di categoria.

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